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LIBRI E ... il bello della lettura
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Furetto

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MessaggioInviato: Mer Ago 01, 2007 2:21 pm    Oggetto:  il vecchio e il mare
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Sono stati versati fiumi di inchiostro per questo libro: faulkener l'ha definito "il libro migliore fra quelli scritti da tutti noi", fernanda pivano (che si è occupata della traduzione italiana) ha addirittura detto che il vecchio e il mare è la cosa più bella che hemingway ha scritto nella sua vita. Ernest lo fece pubblicare nel 1952, nel '53 vinse il pulitzer e nel '54 arrivò il nobel.
Personalmente ritengo che l'entusiasmo che ha suscitato sia eccessivo e anche un po' immotivato. I romanzi di Hemingway sono quanto di meglio sia stato scritto in america nel XX secolo e per questo il vecchio e il mare rimane comunque una superba lettura, ma la considero come un mattone traballante in un solido muro di cemento. Quando lo lessi pensai: "possibile che il vecchio Ernest ci stia solamente prendendo il giro?". Dato il personaggio possibilissimo... Ho come l'impressione che lo scopo di questo romanzo breve fosse fare uno scherzetto all'esercito di personaggi (critici, finti amici, donne...) che circondavano quotidianamete il grande scrittore. Lo vedo, lì nel suo studio, che mentre scrive pensa: "sono anni che mi venerano come un dio, ora voglio scrivere qualcosa di assurdo, senza capo nè coda, infantile. Poi me ne starò a guardare le reazioni di questo branco di cavallette". Aspettandosi una bocciatura totale e ritrovatosi invece con montagne di commenti osannanti, ernest il dispettoso sarà stato sicuramente sconvolto. Lo scherzetto gli si rivoltò contro e a mio avviso il suo ego smisurato ne uscì ferito a morte: "queste persone hanno letto il mio libro e ora mi portano in gloria più di prima.... non hanno capito niente della mia scrittura, leggerebbero qualsiasi cosa che porta la mia firma, mangerebbero anche un piatto di m***a, se io fossi il cuoco.....". Questi devono essere stati i suoi pensieri. La sua figura mitica, avvolta dal perenne alone d'avventura, aveva annebbiato gli occhi dei lettori, rendendo lo scrittore più affascinante delle sue stesse opere. Ernest non si riprese mai più... non andò neanche a ritirare il nobel a stoccolma. La delusione creata dall'incomprensione che il pubblico aveva dimostrato per il suo lavoro lo fece sprofondare nella depressione... fino a quando, confuso da deliri sempre maggiori, decise di farsi esplodere il cervello con uno dei fucili con cui andava a caccia.
Il vecchio e il mare è dunque per me il libro che ha ucciso Hemingway, portandolo letteralmente alla pazzia.

 

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MessaggioInviato: Mer Ago 01, 2007 9:56 pm    Oggetto:  Per chi suona la campana
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Hemingway aveva una vera e propria passione per la Spagna. Vi si recò prima come cronista, successivamente partecipò attivamente alla guerra civile, ovviamente dalla parte della resistenza antifranchista. é bene chiarire subito che il libro è semplicemente un romanzo e che, nonostante la volontà dello scrittore, non può valere come cronaca della rivoluzione. Infatti Ernest, come altri giovani scrittori che ebbero esperienze simili alla sua, non descrive i fatti per come sono realmente accaduti, evitando di parlare dei pesanti contrasti che dividevano la resistenza stessa. In particolare due gruppi, comunisti ed anarchici, arrivarono allo scontro aperto, trasformando la città di Barcellona in una trincea per diversi giorni. L'unico scrittore che ha fornito un quadro storico più che valido ed onesto è stato George Orwell nel suo Omaggio Alla Catalogna. Orwell denuncia chiaramente come la parte comunista cercò di eliminare la componente anarchica, spesso usando metodi violenti.

Per chi suona la campana è un romanzo "anomalo", che si distanzia un po' dall'Hemingway più famoso. Nei precedenti lavori erano i dialoghi, sempre vivacissimi, a far da padrone. Qui invece l'attenzione si sposta di più sulle descrizioni, accurate e lucide, alla caratterizzazione dei personaggi, in poche parole al romanzo classico. Senza contare la mole del libro: Ernest, superlativo nel racconto breve, con per chi suona la campana ha toccato quota 500 pagine, tutte avvincenti. ritengo quindi che con questo libro Hemingway abbia fatto un passo in avanti, verso una maturità artistica sempre ricca di originalità e mai banale.

...Ogni morte d'uomo mi diminuisce, perchè io paretecipo dell'umanità. E così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: Essa suona per te. (John Donne)

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MessaggioInviato: Gio Ago 02, 2007 2:46 pm    Oggetto:  Pendulum
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Scritto da Amir D. Aczel nel 2003, Pendulum è un interessante e piacevole saggio scientifico. L'autore è un matematico di fama internazionale, con una cattadra al Bentley College. Questo non deve spaventare, infatti il libro è scritto in modo tale da risultare comprensibile anche a chi non ha adeguate conoscenze matematiche. Inoltre tratta un'ampia gamma di temi, oltre a fisica e matematica, trovano spazio anche ricostruzioni storiche e descrizioni della Parigi del XIX secolo, casa dei più importanti scienziati dell'epoca.

Il protagonista è Monsieur Leon Foucault, più ingegnere che scienziato, estraneo alla elitè culturale parigina ed autodidatta. Ebbene, nonostante fosse un outsider, Foucault risolse un problema che aveva assillato e procurato anche grossi guai a molti "cervelli illustri" del calibro di Copernico, Keplero, Galilei, Cartesio, Newton... Lavorando nella cantina di casa, riuscì a costruire un pendolo capace di oscillare senza torsione del filo, per far sì che il piano d'oscillazione del pendolo, rimanesse indipendente da sollecitazioni indesiderate (questo concetto è più ostico di quanto può sembrare, basta pensare che per parlare di indipendenza di un sistema di riferimento si è dovuta attendere la teoria della relatività generale). Per la costruzione di un oggetto simile Foucault risolse problemi pratici non banali per l'epoca, ad esempio il peso fissato all'estremità del pendolo doveva essere perfettamente simmetrico per ottenere un'oscillazione ideale. Stando al diario dello studioso la mattina del 6 gennaio del 1851 l'esperimento ebbe inizio e lentamente Foucault si accorse che qualcosa stava accadendo.... sotto ai suoi occhi, poco alla volta, il piano di oscillazione del pendolo si spostò. Leon Foucault aveva appena visto la Terra girare!

Il libro racconta di come l'esperimento fu successivamente ripetuto in presenza dell'imperatore Napoleone III, di come Foucault sbalordì tutti con la sua "legge dei seni" e di come la comunità scientifica si sentì oltraggiata da uno sconusciuto che aveva ottenuto un grande risultato. Per quanto a noi "uomini moderni" possa sembrare scontato, fino a 150 anni fa, la teoria ufficiale era quella della Terra immobile al centro dell'universo ed è per questo che Foucault andrebbe ricordato un po' più spesso, meritevole di aver smentito finalmente una teoria assurda e obsoleta. Già i greci capirono il moto dei pianeti, e sicuramente tutti si ricordano la storia di Galilei (che testardamente non abbandonò mai l'idea di orbite circolari), ma fu il povero francese a dimostrarlo per primo, chiudendo definitivamente la questione.

Nel saggio troverete anche interi capitoli dedicati alla spiegazione dei fenomeni fisici che stanno dietro a questa scoperta, alla dimostrazione della famosa legge dei seni, ad esperimenti per la misurazione della velocità della luce (questo Foucault era veramente instancabile!!) e anche ad un'altra importante invenzione di Foucault: il giroscopio. Se siete completamente all'asciutto di nozioni matematiche e fisiche vi risulteranno un po' duri da comprendere, ma se siete appassionati della materia li troverete piacevolissimi.

Un libro interessante, ideale per chi vuole fuggire dalla banalità che spesso è protagonista in romanzi e racconti "classici".

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Ultima modifica di Furetto il Mer Ago 08, 2007 10:59 am, modificato 1 volta in totale
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MessaggioInviato: Ven Ago 03, 2007 6:44 pm    Oggetto:  Storia del Popolo Americano
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Una cosa che mi rattrista dell'essere cresciuto in un paesino di pochi (e grezzi) abitanti è che non ho mai avuto qualcuno con cui parlare delle mie letture. Ogni volta che finivo un libro (oggi abitando in una città universitaria la situazione è migliorata) mi chiedevo: "chissà se altre persone l'hanno letto e chissà cosa ne pensano". Queste, insieme ad altri mille pensieri, sono state le reazioni una volta letto "Storia del Popolo Americano" di Howard Zinn. Un libro di storia, scritto esplicitamente per la didattica più che per la divulgazione, eccessivamente nozionistico ed a tratti pesante..... Ma allora vi chiederete per quale motivo ho deciso di leggerlo, chi me l'ha fatto fare di sorbirmi 500 anni di storia americana condensata in un unico volume?
Semplice curiosità. Scaturita dall'apprendere che l'autore è un professore statunitense, con vent'anni di esperienza didattica, perfettamente inserito negli schemi del "sistema America" (ne saltò fuori subito dopo). Un americano colto e benestante che si scaglia contro la sua stessa patria? una simile rarità non potevo perdermela, così ho comprato il libro.

La storia non poteva iniziare che dal 1492, con la famosa favola di Colombo e delle sue caravelle. Favola perchè il mito del coraggioso condottiero ha sostitutito la realtà del sanguinoso uomo assetato di ricchezze. Per dare un'idea di quale piega avrebbe preso il corso degli eventi basta dire che dopo due anni la metà dei duecentocinquantamila indigeni dell'isola di Haiti erano morti. Zinn ci conduce attraverso il deserto di miseria e di devastazione in cui l'uomo bianco trasformò un continente popolato per lo più da comunità pacifiche. Ci racconta di come la schiavitù raggiunse livelli che al confronto facevano impallidire l'epoca romana, non omettendo mai particolari e senza trovare facili scuse.
Con l'arrivo degli inglesi il libro cessa di essere Storia del popolo Americano, diventando storia di quello Statunitense. Non mi è certo possibile riportare tutto quello che lo scrittore afferma, ma c'è un episodio che voglio raccontare, in quanto lo ritengo particolarmente adatto a descrivere una pagina di storia troppo spesso trascurata. Durante il sistematico processo di sterminio e deportazione dei nativi americani, ci fu un generale statunitense (anche se sarebbe meglio dire coloniale) che si inventò un metodo veloce e innovativo per espropiare la terra di una numerosa tribù. Il termine espropiare non è proprio esatto, dato che i nativi non conoscevano la proprietà privata, anzi non riuscivano minimamente a comprendere come fosse possibile possedere una parte della Natura. Comunque, questo generale offrì centinaia e centinaia di coperte agli abitanti della tribù, come simbolo di "pace". Gli indiani ovviamente accettarono, non scorgendo alcuna minaccia in dei semplici pezzi di stoffa. Peccato che le coperte fossero state volutamente prese da un reparto ospedalierio pieno di ammalati di colera, malattia che sterminò completamente l'inconsapevole tribù in poche settimane. Il primo caso di guerra battereologica della storia. Questo è solo un esempio, ma se c'è un clichè che caratterizza il libro è che "la storia si ripete". Lo sterminio dei nativi, di cui tra l'altro un certo Hitler parlerà di modello al quale si era ispirato per la soluzione finale al "problema ebrei", è solo uno dei tanti orrendi crimini dei quali si sono macchiati gli stati uniti. Pensiamo all'invasione del messico, alla politica di aggressione continua ed immotivata che si è abbattuta un po' uniformemente su tutto il pacifico ed in sud america.... Anche i momenti che vengono ricordati come apici di democrazia e sviluppo sociale sono solo ricostruzioni adattate per le menti malleabili della popolazione, composta in maggioranza da "poveri di spirito".
Zinn dedica molto spazio anche agli avvenimenti moderni, evidenziando come l'alternanza di governi repubblicani o democratici, non abbia mai prodotto cambiamenti considerevoli sulle questioni di politica estera ed interna. Il capitalismo militare si è confermato padrone della nazione (e del mondo) anno dopo anno... e pazienza se si tratta di un sistema altamente instabile che ha prodotto numerose crisi economiche, con danni sempre maggiori per la maggiornanza della popolazione, tanto sono troppo stupidi per lamentarsi. Lo stesso Zinn non va affatto per il sottile e descrive gli americani come decerebrati, corruttibili con bandierine stelle&strisce, inno nazionale e feste celebrative.... demenza indubbiamente contagiosa, visto l'alto numero di infettati presenti un po' in tutte le nazioni del mondo, italia compresa.
L'ultimo capitolo è una preghiera, rivolta non ad un qualche dio, ma a tutti gli americani, un invito a contribuire personalmente al cambiamento che Zinn ritiene indespensabile per lasciarsi alle spalle le centinaia d'anni marchiate di infamia e vergogna... Ma come ho già detto la storia si ripete, e le ultime amministrazioni hanno dimostrato che gli stati uniti non sanno che farsene dei consigli di un professore di storia, preferendo perseverare con la loro politica sanguinosa e violenta, portando i conflitti sociali, razziali ed economici all'interno del paese a livelli paragonabili a quelli dello schiavismo e generando un clima di tensione politica mondiale che provoca e provocherà ancora morte e disperazione.
Satana non ha coda e forcone, ha tuba in testa e giacca a stelle e strisce, abbiate il buon senso di regalargli un americanissimo "f**k off!" quando vi puntarà contro il suo dito insanguinato.

In conclusione (oddio quanto ho scritto) "Storia del Popolo Americano" è una lettura consigliata a tutti. Ovviamente per chi già prova sentimenti antistatunitensi (contro la politica e il governo, non gli abitanti) sarà fonte di tanti altri buoni motivi per odiare la Bestia e per chi crede che gli U.S.A. siano un esempio da seguire dovrebbe bastare a far aprire gli occhi. Se non basta è perchè non c'è speranza....
A chi volesse affermare che un libro così fatto è spudoratamente di parte rispondo che dopo decenni di libri scritti per celebrare la grandezza americana, si sentiva proprio il bisogno di un testo che sbugiardasse tutte le menzogne che circolano impunite.
Infine un grazie di cuore al vecchio Zinn (è nato nel 1922) per avermi dimostrato che ogni tanto ci vuole il coraggio di fare le scelte giuste, pazienza se occorre rinunciare a qualcosa e se si rischia di essere bollati come "sciocchi idealisti".

 

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MessaggioInviato: Sab Ago 04, 2007 9:13 pm    Oggetto:  "l'urlo e il furore" & "le regole dell'at
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Cosa accomuna due libri apparentemente lontanissimi come "'l'urlo e il furore" di faulkner e "le regole dell'attrazione" di bret easton ellis?
é un accostamento ardito, ma cercherò di spiegarmi....

Un mio "collega" è appassionato di letteratura americana e porta sempre con sè qualcosa da leggere nei momenti di pausa. Spesso ci scambiamo opinioni e consigli, così qualche mese fa mi disse: "devi assulutamente leggere un romanzo di B.E.Ellis... in america ha avuto molto successo, scrive anche sceneggiature per film. Io ho letto le regole dell'attrazione e l'ho trovato originalissimo". Queste non sono certo le parole esatte, è una versione più pacata, in accordo con le disposizioni sulla censura, diciamo (...siamo toscani, si parla colorito).
Così ne ho comprato una copia, fiducioso del consiglio ricevuto. Ellis utilizza una tecnica simile ad un susseguirsi di videoclip, tutti in prima persona. Il libro è "spezzettato" in una miriade di piccoli capitoli, ognuno di poche pagine e narrato da un personaggio differente. La storia riguarda un gruppo di studenti americani, ricchi ed annoiati, che si dividono tra alcol, sesso e droga, quindi niente di particolarmente originale....
Ogni personaggio racconta gli avvenimenti in maniera personale, non solo nei contenuti, ma anche nella sintassi e nella semantica.... così troviamo la ragazza stilisticamente perfetta, lo sportivo sgrammaticato, il fattone che narra ignorando qualsiasi ordine cronologico, ecc.... Facendo questo Ellis non manifesta un proprio stile, ma cerca di confondore l'autore con tanti sotto-scrittori differenti. Potrei dire come un trasformista che cambia d'abito ogni cinque minuti.... ed è appunto questo ciò che dovrebbe rendere il romanzo originale. Per carità, c'è un impegno di fondo notevole, necessario per "deframmentare" il contenuto all'estremo senza rendere incompresibile la storia, ma non possiamo certo dare ad Ellis la paternalità dell'idea.
Ecco che entra in scena "l'urlo e il furore". Qui Faulkner fa, con sessant'anni d'anticipo, quello che Ellis riproporrà in maniera più estrema. Faulkner preferisce infatti fermarsi a quattro narratori: tre fratelli di una numerosa famiglia e la cuoca di colore (il romanzo è ambientato nell'america del sud, ancora arretrata socialmente). Ogni fratello descrive la sorella Caddy, ogni volta con stili diversi che rispecchiano la diversità del carattere dei tre uomini. In questo modo incontriamo la linearità e l'ordine del classico bravo ragazzo, l'intrigato insieme di pensieri accavvallati e confusi di un giovane ritardato e la rabbia bigotta del fratello bullo. La cuoca è la figura che mette in ordine le cose, dando al romanzo un tono comprensibile, che fa tirare al lettore un sospiro di sollievo, grato di non aver letto un simil "mattoncino" senza giungere a qualcosa di sicuro. Un particolare che lascia intendere che lo stesso Faulkner si sia servito del lavoro altrui per trovare l'ispirazione, è la presenza di parti totalmente prive di punteggiatura, alle quali non è possibile non avvicinare l'Ulisse di Joyce (altro bel tipo).
Ovviamente è più che probabile che non sia Faulkner il primo cimentatosi nel romanzo destrutturato, io parlo per quella che è la mia esperienza letteraria. Quindi sarò felice se qualcuno mi segnalerà altre "tracce" o se confermerà le mie idee.

"l'urlo e il furore" è l'indiscusso vincitore della contesa, ma se dovessi consigliare quale dei due leggere sceglierei "le regole dell'attrazione". Anche se nel complesso è inferiore, offre comunque una lettura più piacevole e leggera, mantenendo un pizzico di stravaganza senza alla lunga risultare noioso. Ci sono libri, tra i quali "l'urlo e il furore", che forse sono stati scritti più per essere citati che letti.... affermazione assurda, lo ammetto.

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MessaggioInviato: Dom Ago 05, 2007 10:23 pm    Oggetto:  Mattatoio N°5
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Ho saputo da poco della morte di Kurt Vonnegut, grande scrittore americano e, soprattutto, grande uomo. Voglio, nel mio piccolo, ricordarlo parlando di uno dei suoi libri più famosi. Prima però, come omaggio, citerò un suo breve brano.

"Sapete che cos'è un umanista? I miei genitori e i miei nonni erano umanisti, ossia quelli che un tempo venivano definiti Liberi Pensatori.
Noi umanisti cerchiamo di comportarci nella maniera più dignitosa, leale e onesta senza aspettarci nessuna ricompensa o punizione in una vita dopo la morte. Mio fratello e mia sorella non credevano nell'aldilà, così come non ci credevano i miei genitori e i miei nonni. Gli bastava sapere che erano vivi. Noi umanisti facciamo del nostro meglio per servire l'unico ente astratto che ci risulta davvero familiare, ossia la nostra comunità. Io, fra parentesi, sono presidente onorario dell'Associazione Umanistica Americana, essendo subentrato in questa carica completamente priva di funzione al defunto Isaac Asimov, il grande scrittore di fantascienza. Qualche anno fa abbiamo organizzato una cerimonia commemorativa per Isaac, io ho tenuto un breve discorso e a un certo punto ho detto: "Adesso Isaac è lassù in cielo". Era la battuta più esilarante che potessi fare di fronte a una platea di umanisti. Ci sono voluti parecchi minuti per riportarli all'ordine. E se mai dovessi morire anch'io (Dio non voglia) spero che voi direte: "Adesso Kurt è lassù in cielo". é la mia battuta preferita"
Kurt Vonnegut


Mattatoio N°5 è il libro più intenso di Vonnegut, quello che gli costò più fatica scrivere. Durante la seconda guerra mondiale fu fatto prigioniero dai tedeschi e, insieme ad altri soldati, fu incarcerato a Dresda. Una città tranquilla, rimasta lontana dai conflitti, estranea alla distruzione che aveva conosciuto quasi tutto il resto dell'Europa.
Vonnegut era segregato in una grotta artificiale, utilizzata dagli abitanti come mattatoio. Sarà la particolare conformazione del luogo che salverà la vita dello scrittore, che non poteva neanche immaginare quello che da lì a poco sarebbe successo.
In una fase che sembrava indirizzarsi verso una conclusione (almeno sul fronte europeo) gli alleati compirono un'operazione di bombardamento a tappeto sulla città tedesca. Una potenza di fuoco superiore a quella delle due bombe atomiche lanciate sul Giappone distrusse la città che per la sua bellezza veniva definita la "Firenze del nord". Più di centomila persone morirono in quell'attacco e un'intera città era da ricostruire da zero. Nonostante le spiegazioni degli alleati di come Dresda rappresentasse un obiettivo primario per la risoluzione della guerra, fu chiaro in seguito che sia questa operazione, sia i bombardamenti atomici sul Giappone, furono in realtà una sorta di esperimento atto a verificare l'efficacia di simili strategie, in vista di un vicino e probabile ulteriore conflitto (la guerra fredda era stata ampiamente prevista dagli studiosi di entrambi gli schieramenti).
Vonnegut, come ho già detto, si salvò perchè si trovava diversi metri sotto terra. Quando uscì dal suo rifugio improvvisato, quello che vide gli rimase talmente scolpito nella memoria che per trovare il coraggio di parlarne dovette aspettare molti tempo. Tornato in patria, avviata la carriera di scrittore, molti amici gli consigliarono di narrare i fatti di Dresda, ma lui non si sentiva pronto e il progetto fu procrastinano di anno in anno.
Anche quando trovò la forza necessaria, non fu capace di descrivere gli avvenimenti come una mera cronaca, ma preferì costruire uno schema molto più grande in cui inserire, quasi di nascosto, il bombardamento di Dresda. Vonnegut si inventa una storia dove lo spazio e il tempo sono diversi da come sono abituati a percepirli gli umani. In particolare il tempo smette di essere diviso in passato, presento e futuro, ma è considerato come un continuo privo di valori discreti. Ciò permette al protagonista di viaggiare nel tempo (e quindi nello spazio) con la mente, capace di rivivere il bombardamento, il matrimonio o l'incidente che gli causerà la morte. C'è posto anche per una razza aliena che lo rapisce per studiarlo sul pianeta di origine, Tralfamadore. Vonnegut utilizza questi espedienti per raccontare un evento che per sua stessa natura risulta indicibile, descrivibile solo tramite una prosa visionaria e paradossale.

Per come appare "Mattatoio N°5" viene inglobato in quel miscuglio confuso che risulta essere la letteratura di fantascienza, ma resta comunque uno dei più importanti e toccanti libri antimilitaristi mai scritti.

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MessaggioInviato: Mer Ago 08, 2007 3:09 pm    Oggetto:  Così parlò Zarathustra
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Nietzsche è morto pazzo, ma sotto sotto deve esserlo stato sempre. Per forza. Non si può pretendere che un libro così sia stato scritto da una persona sana di mente. Non riesco ad immaginare lo sforzo che può essergli costato "Così Parlò Zarathustra", un'opera così complessa nella forma che per impegno componitivo ricorda, almeno a me, i grandi poemi classici.
Innanzitutto sembra che un Zarathustra sia veramente esistito, intorno al 700 a.c. Persiano, pare che fosse un commerciante che si si dedicò all'ascetismo insoddisfatto della vita spirituale seguita dal padre sacerdote. Fu così che si inventò una propria religione, caratterizzata da una suddivione tra bene e male totale, relativa ad ogni aspetto della vita umana e del mondo. Per Zarathustra tutto è formato da coppie di antagonisti, in una grande visione dualistica. Qualcuno potrebbe pensare similmente al taoismo, ma è un errore, derivato dall'ambiguità che suscita il simbolo del tao. Per quanto il taoismo riconosca la natura dualistica di tutte le cose, affermando il principio dello yin e dello yang, afferma anche che, data la complementarità di yin e yang, ogni cosa e il suo opposto si equivalgono, identificandosi a vicenda, rendendo fittizio il concetto di dualità. Ma sarà meglio abbandonare questi deliri metafisici per tornare al libro.
Nietzsche prende possesso del profeta Zarathustra e lo usa come mezzo per esprimere le sue singolari idee e il suo odio verso il mondo che lo circonda. Il bisogno di solitudine manifestato dall'asceta è la stessa cosa che prova il filosofo tedesco, disgustato da una società che egli ritiene inutile, persa in una vana corsa priva di qualsiasi obiettivo reale. Nietzsche decide di colmare questa lacuna, inventendosi la figura del super-uomo, per il quale noi esseri umani comuni dobbiamo esserne i ponti. Ma cos'è questo superuomo? Sinceramente, non l'ho capito. Zarathustra lo invoca come il prossimo stadio dell'evoluzione umana, che non avverrà per selezione naturale, o comunque per cause esterne, ma per scelta degli uomini stessi. Uomini che decideranno di liberarsi di insegnamenti, costumi, tradizioni e concetti che secondo Nietzsche sono superflui e molto spesso sbagliati.
Ma è qui che viene il bello: il filosofo tedesco fa dire a Zarathustra tutto e il contrario di tutto. Non traccia un sentiero preciso da seguire, ma "butta lì" una manciata di vaneggiamenti vari che molto spesso si contraddicono gli uni con gli altri. L'unica cosa costante il tutto il libro è l'ostilità verso il cristianesimo e, soprattutto, verso i suoi ministri di culto (i membri del clero vengono infatti chiamati con l'appellativo "predicatori di morte").
La mancanza di coerenza e le numerose contraddizioni potrebbero anche essere volute, quasi a seguire le orme del libro più amato dei suoi nemici: la bibbia. In questo modo Nietzsche avrebbe scritto qualcosa di simile nella struttura, ma opposto nei contenuti, come se volesse colpire gli avversari usando le stesse "armi".

In definitiva "Così parlò Zarathustra" si presta a molteplici interpretazioni e, esattamente come nella bibbia, ognuno ci legge quello che vuole leggerci, a seconda dei sentimenti e dei pensieri che ha in quel momento. L'importante è ricordarsi che in fin dei conti stiamo parlando solo di letteratura....

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MessaggioInviato: Gio Set 06, 2007 4:08 pm    Oggetto:  
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Dito Su molto bello..."Così parlò Zarathustra" ...
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..La bellezza è nella luce nel cuore.»
Kahlil Gibran..



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rugiada

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MessaggioInviato: Gio Mag 01, 2008 1:54 pm    Oggetto:  
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      Un libro romantico, che mi è piaciuto molto
      di Elizabeth Elliott
      Dito Su

      BELLA E INNOCENTE


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    Inghilterra, 1283. Per quanto aneli a salvare l’adorato castello di Remmington dalle grinfie del crudele patrigno,
    la giovane e bellissima lady Tess non riesce certo ad accettare di buon grado l’unico mezzo a sua disposizione per farlo:
    il matrimonio con Kenric di Montague, il più famigerato condottiero d’Inghilterra.
    Segnato nel corpo e nell’anima da ferite profonde, anche l’aitante Kenee, reduce dalla guerra in Terra Santa,
    non brama di sposarsi ed acconsente alle nozze solamente per rimediare ai propri natali illegittimi
    con l’acquisizione di un titolo e di una tenuta. In fondo all’anima, però, ha giurato
    che mai lascerà il suo cuore in balia della splendida sposa che gli ha infiammato i sensi.
    Ma quando un sordido complotto ordito dai loro nemici minaccerà di dividerli, o peggio,
    giungerà per entrambi il momento di far luce fino in fondo all’anima per scoprire la vera,
    dolcissima natura dei sentimenti che vi albergano inesorabilmente...

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Ultima modifica di rugiada il Ven Mag 02, 2008 12:31 pm, modificato 1 volta in totale
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rugiada

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MessaggioInviato: Ven Mag 02, 2008 12:29 pm    Oggetto:  
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    So che ora è uscito il seguito,dei pilastri della terra, ma non ho ancora avuto il piacere di leggerlo
    ho trovato la recensione, e da quello che ho letto mi sono incuriosita!


      Mondo senza fine


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    È il 1327. Il giorno dopo Halloween quattro bambini si allontanano da casa a Kingsbridge.
    Il gruppo, composto da un ladruncolo, un bulletto, un piccolo genio e una ragazzina dalle grandi ambizioni,
    assiste nella foresta all'omicidio di due uomini. Una volta adulti, le vite di questi ragazzi
    saranno legate tra loro da amore, avidità, ambizione e vendetta. Vivranno momenti di prosperità e carestia,
    malattia e guerra. Dovranno fronteggiare la più terribile epidemia di tutti i tempi: la peste.
    Ma su ciascuno di loro resterà l'ombra di quell'inspiegabile omicidio cui avevano assistito in quel fatidico giorno della loro infanzia.

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MessaggioInviato: Mar Ago 05, 2008 2:46 pm    Oggetto:  
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    Questo è un libro che ho finito di leggere pochi giorni fa.
    L'ho trovato molto coinvolgente e l'ho letto quasi tutto d'un fiato(calcolando il poco tempo che ho)


    E' il romanzo di un giovane scrittore Guillaume Musso
    nato nel 1974 ad Antibes, nelle Alpi Marittime, dove ancora oggi vive e dove insegna scienze economiche.
    Figlio di una bibliotecaria da cui ha ereditato l’amore per i libri, scrive di notte,
    nei fine settimana oppure in treno, mentre si reca a Parigi dalla compagna.

    Il libro è:

    "Chi ama torna sempre indietro"


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    Vi scrivo un pò di trama.....

    Elliott è un uomo di successo.
    Sessantenne, è un chirurgo di fama, vive a San Francisco e la sua vita privata ruota tutta attorno all'adorata figlia Angie.
    Un'unica ombra in questo quadro perfetto: Ilena, il suo grande amore,
    lo ha lasciato solo trent'anni addietro, morendo in un tragico incidente. Un dolore immenso che nemmeno il tempo ha saputo lenire. Per una strana combinazione di eventi,
    un giorno gli viene data l'occasione di tornare indietro negli anni Settanta, quando era un giovane medico ambizioso e idealista,
    entusiasta della vita e del proprio lavoro, e perdutamente innamorato. Immerso in quel magico momento di felicità, Elliott si confronta con il passato
    vivendo intensi momenti di rimpianto e di passione.
    Purtroppo una scelta dolorosa lo attende: ora sa che un suo semplice gesto potrebbe salvare Ilena
    e modificare per sempre il corso di quel destino crudele,
    ma compierlo significherebbe dover rinunciare all'altro grande amore della sua vita: la figlia...


    Ve lo consiglio

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MessaggioInviato: Mar Ago 19, 2008 12:06 pm    Oggetto:  
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sophie ha scritto:

    Questo è un libro che ho finito di leggere pochi giorni fa.
    L'ho trovato molto coinvolgente e l'ho letto quasi tutto d'un fiato(calcolando il poco tempo che ho)


    E' il romanzo di un giovane scrittore Guillaume Musso
    nato nel 1974 ad Antibes, nelle Alpi Marittime, dove ancora oggi vive e dove insegna scienze economiche.
    Figlio di una bibliotecaria da cui ha ereditato l’amore per i libri, scrive di notte,
    nei fine settimana oppure in treno, mentre si reca a Parigi dalla compagna.

    Il libro è:

    "Chi ama torna sempre indietro"


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    Vi scrivo un pò di trama.....

    Elliott è un uomo di successo.
    Sessantenne, è un chirurgo di fama, vive a San Francisco e la sua vita privata ruota tutta attorno all'adorata figlia Angie.
    Un'unica ombra in questo quadro perfetto: Ilena, il suo grande amore,
    lo ha lasciato solo trent'anni addietro, morendo in un tragico incidente. Un dolore immenso che nemmeno il tempo ha saputo lenire. Per una strana combinazione di eventi,
    un giorno gli viene data l'occasione di tornare indietro negli anni Settanta, quando era un giovane medico ambizioso e idealista,
    entusiasta della vita e del proprio lavoro, e perdutamente innamorato. Immerso in quel magico momento di felicità, Elliott si confronta con il passato
    vivendo intensi momenti di rimpianto e di passione.
    Purtroppo una scelta dolorosa lo attende: ora sa che un suo semplice gesto potrebbe salvare Ilena
    e modificare per sempre il corso di quel destino crudele,
    ma compierlo significherebbe dover rinunciare all'altro grande amore della sua vita: la figlia...


    Ve lo consiglio


Questo libro l'ho letto anche io (me l'hai prestato tu) molto bello davvero Dito Su

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MessaggioInviato: Mar Ago 19, 2008 1:26 pm    Oggetto:  
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    ho appena finito di leggere un libro di Lidia Ravera che si intitola

    LE SEDUZIONI DELL'INVERNO

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    Un romanzo in cui ad essere protagonista è l’arte stessa della seduzione.

    Un uomo, Stefano, divorziato, vive solo nel caos più assoluto.
    I pranzi sono tutti consumati al ristorante, il frigorifero è sempre vuoto,
    non invita mai nessuno perché non ha il coraggio di mostrare il disordine in cui vive.
    Ma ecco che una mattina al suo risveglio scopre che in cucina c'è una donna, non giovane,
    ma attraente ed elegante che ha preparato una perfetta colazione: perfetta come dopo pochi giorni sarà la sua casa,
    perfetta come la cena che quotidianamente preparerà sia per lui che per gli eventuali ospiti, perfetta come la sua stessa persona,
    e il fascino che fin dai primi giorni emana.

    Se nei primi giorni questa presenza non richiesta suscita nell’uomo un certo disappunto,
    ben presto invece è il modo di fare di Sophie, la raffinatezza di gusti, l’intelligenza
    e l’attrazione fortissima che provoca in lui a dominare i pensieri di Stefano.
    E all’improvviso qualcosa che si sta configurando come molto simile all’amore,
    un sentimento mai provato e perciò poco interessante per lui, finisce con coinvolgerlo a tal punto che quando Sophie,
    misteriosamente come era apparsa nella sua vita, scompare, lui..........


    leggetelo, è breve, nemmeno 200 pagine
    e poi mi dite se la fine vi ha fatto lo stesso effetto che ha fatto a me

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MessaggioInviato: Mar Ago 19, 2008 1:32 pm    Oggetto:  
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    queste sono el prime pagine....
    leggetele e potrete constatare se vi incuriosisce continuare la letture di questo libro


    Le prime pagine

    Si svegliò al suono della stessa musica tonda, dal ritmo sciocco.
    Come tutte le mattine, ascoltò l'elenco delle ipertrofie del traffico, fra Sala Consilina e Lagonegro Nord, fra Brogeda e Como e Chiasso.
    Levò una mano senza aprire gli occhi, palpò la superficie liscia della radio.
    La radio tacque.
    Un piccolo sollievo subito annullato dal peso degli oscuri riferimenti notturni.
    Sentendosi stanco si alzò. Si guardò i piedi. Uniti, nudi, magri.
    Gli parvero estranei al suo corpo. Provò a risalire lungo le gambe (robuste, muscolose) fino al sesso che,
    lo notò con un certo sconforto, giaceva in una posizione fino a qualche mese prima non certo abituale.
    Doveva smettere di dormire nudo. Forse doveva smettere di dormire, essendo i risvegli quel tormento.
    Decise che non avrebbe acceso la luce, né alzato le tapparelle, non avrebbe toccato il cordone che apriva la tenda,
    avrebbe raggiunto al buio la stanza da bagno, avrebbe aperto il box della doccia senza degnare lo specchio del consueto tributo d'ansia,
    niente polpastrelli a massaggiare le parti scoperte del cranio.
    Incespicò nel pigiama di cui si era liberato con rabbia, nel bel mezzo di quella notte calda.
    Sul pavimento c'erano altri indumenti. Tre calzini, una camicia sporca.
    Calpestò il suo disordine provando un generale senso di disfatta.
    Il primo getto d'acqua fredda gli provocò il primo piacere. Eroismo, masochismo.
    Due sensazioni simili, nell'epica residuale dei suoi anni recenti.
    Rabbrividì, e subito prese a strigliarsi con una spazzola di crine, la reazione della pelle sotto l'urto di quella pulizia brutale
    riuscì a distrarlo dal rilassamento dei muscoli addominali.
    La vestaglia di spugna lo accolse con un abbraccio confortante, il persistere d'un rapporto positivo con la vita.
    Ora poteva procedere in direzione del caffè senza temere dosi troppo massicce di pietà per se stesso.
    Aprì la porta della camera da letto canticchiando uno di quei motivi che gli restavano nelle orecchie per giorni.
    Per lo più canzoni degli anni settanta.
    Sentire la sua voce gli fece bene. Tanto per cominciare era intonato.
    Intonato e capace di godersi una doccia gelida di primo mattino.
    Alzò il tono: "Tu mi fai girar, tu mi fai girar come fossi una bambola".
    Cantava a voce spiegata quando entrò in cucina.
    La canzone gli morì nella gola: c'era, nella stanza, una donna.
    Era intenta a strofinare certe croste di latte rappreso, debordato chissà quando sulla maiolica.
    Indossava un corto grembiale rosa.
    La percepì, dapprima, come il testimone indesiderato del delicato inizio della sua giornata.
    Poi si chiese chi diavolo fosse.
    A giudicarla dalla funzione era una domestica, ma non gli risultava d'averla mai vista né, tanto meno, assunta.
    Per un riflesso da maschio valutò innanzitutto il suo aspetto (non c'era femmina che non gli causasse quella fatica addizionale):
    sottile, diritta, belle gambe, piedi piccoli il cui tallone, ben disegnato, contrastava con una foggia particolarmente pauperistica
    di zoccoli (bianchi, traforati, consumati dove il corpo imponeva il suo peso).
    Vista da dietro gli parve giovane. Giovane, e di razza bianca.
    Quando si voltò verso di lui, dopo aver registrato il suo ingresso nella stanza, corresse immediatamente il giudizio.
    Non era giovane.
    E gli sorrideva senza alcun imbarazzo. L'appartenenza etnica si delineò, anche per questo, più precisamente:
    non era nera, ma non era nemmeno polacca. Razza occidentale. Una di noi.
    "Buongiorno," disse, nascondendo lo sconcerto dietro una sfumatura interrogativa.
    "Buongiorno," disse la donna, poi aggiunse: "Mi chiamo Sophie".

    Sorrisone Sorrisone Sorrisone Sorrisone Sorrisone Sorrisone Sorrisone Sorrisone

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giuseppebrambilla

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MessaggioInviato: Lun Ago 22, 2011 11:39 am    Oggetto:  
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Leggiamo per sentire che non siamo mai soli!

A chi non l´avesse ancora fatto consiglio di leggere "L´ombra del vento". Se iniziate a leggerlo non potete piu´smettere! Sorrisone
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